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IL BLOG DI APPENNINO SLOW

I nostri racconti sul territorio e l'importanza del... cavatappi!

Quando abbiamo deciso di aprire il blog è stato un po’ come organizzare un’uscita a pranzo o un aperitivo tutti insieme. Perché Appennino Slow è fatto da 12 collaboratori, sparsi sul territorio, in questo momento spesso chiusi in casa, molto diversi tra loro ma allo stesso tempo “allineati” da un obiettivo comune: promuovere un Appennino che merita attenzione e interesse da parte del grande pubblico. E così la chat di gruppo “Team ApppenninoSlove” si è buttata a capofitto in un brainstorming difficile da contenere che a ruota libera ha tirato fuori personalità, desideri, paure, attenzioni e anche sfoghi, come se fossimo stati insieme, in un vecchio pub a tarda notte in pieno centro a Bologna. In questo blog quindi troverete un pezzettino di tutto il nostro staff e dei luoghi che amiamo, di quelli in cui vi vorremmo accompagnare perché per noi hanno un significato speciale, forse nel tempo sarete anche bravi a riconoscerci, a capire che Rachele è la nipote prediletta della Rina custode della Rocchetta, che Nella e Francesca si contendono il nome degli arancini/arancine per la tradizione pasquale siciliana trapiantata in Appennino, che Valentina è l’esploratrice dei luoghi nascosti nel suo tempo libero, che Giovanni è l’unico tra noi che può sfrecciare sulle due ruote alla scoperta di luoghi misteriosi per i prossimi shoot fotografici, che Mauro ha mille segreti da raccontare dal passato, che India nasconde sempre aneddoti buffi e divertenti nel cassetto e ci dà nuovi spunti per “ringiovanire” l’Appennino, che Michaela, interpellando tutte le sue amiche, è la fornitrice ufficiale di ricette locali.


E ancora vi coinvolgeremo nei dubbi amletici del comparto comunicazione (Francesca, Melissa e Chiara) come la decisione su quale tipo di pranzo sia più tradizionale o quale termine sia migliore per indicare un luogo piuttosto che un altro, nella ricerca delle immagini più iconiche…

E infine immaginate Stefano che, come un grande direttore d’orchestra ha il compito più difficile: tenerci uniti e in armonia, da lontano, da vicino, via chat, telefono, di persona, quando è in auto, in call su meet, zoom, jitsi, mentre il suo telefono squilla a ripetizione.

Siamo 12 e tutti diversi, per provenienza, abitazione, interessi, amicizie, formazione. Ma in qualche modo ci siamo riusciti ad amalgamare e a trovare i giusti obiettivi comuni come portare voi che ci leggete nel nostro mondo, in quella che chiamiamo la nostra terra, secondo la nostra idea “local” di Appennino.

Poi ci sono anche gli obiettivi meno “nobili” ma più veraci come quando ci troviamo ad organizzare un pomeriggio per un set fotografico e finiamo a decidere se portare birra o vino (rigorosamente local), mortadella o salame, quale nonna farà le tigelle, dove prendere la crescenta e soprattutto chi non dovrà assolutamente dimenticare il cavatappi!



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