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VIA DELLA LANA E DELLA SETA

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DA BOLOGNA A PRATO TRA BOSCHI, LINEA GOTICA, BUON CIBO E NATURA SELVAGGIA

 

Fin dall’VIII secolo a.C. le popolazioni Etrusche della Toscana iniziarono la loro espansione oltre la fascia appenninica, creando stanziamenti in punti strategici del territorio emiliano: i più conosciuti sono Kainua (odierna Marzabotto), Felsina (odierna Bologna) e Gonfienti (frazione odierna di Prato). Fiorenti scambi commerciali e movimento di pellegrini maturarono attraverso le vie di comunicazione che mano a mano si venivano a creare attraverso l’Appennino.
Una di queste è il percorso della Via della Lana e della Seta, che collega Piazza Duomo a Prato con Piazza Maggiore a Bologna attraverso un percorso trekking di circa 135 chilometri. 

Perché proprio queste due città? Entrambe hanno un legame fortissimo con l’acqua!

BOLOGNA

 

A Bologna, fino al secondo dopoguerra, era possibile vedere moltissimi dei canali che attraversavano il centro cittadino. Erano la via di comunicazione preferenziale per i trasporti commerciali verso l’Adriatico: un sistema complesso ed efficiente di sostegni meccanici che permettevano di ovviare al problema del dislivello.

Bologna fu, fin dal XV secolo, leader nella produzione serica, ne è simbolo uno dei più antichi esempi di opera idraulica in muratura del mondo, la Chiusa di Casalecchio: una prima struttura lignea si fa risalire al Medioevo, intorno all’XI secolo circa; la successiva in pietra invece è datata al 1250. La Chiusa ebbe un ruolo fondamentale nell’industria serica tra il XIII ed il XVIII secolo, settore trainante nell’economia della città felsinea, diventando la maggiore fornitrice di acqua per i filatoi della città.

PRATO

 

Prato deve anch’essa la sua fortuna all’industria tessile, in modo particolare alla lavorazione della lana.
Fonti storiche ricordano che fin dal XIII secolo l’industria tessile era una delle attività commerciali più importanti in città, come testimoniano i documenti del famoso mercante Francesco Datini, noto come “Il Mercante di Prato” e ricordato dagli studiosi come l’inventore dell’assegno: dal suo ricchissimo archivio di lettere e registri, ritrovato nel XIX secolo, è possibile ricostruire la vita e gli affari dei mercanti del XIV secolo.
Prato è anche nota per la presenza di un antico sistema idrico, noto come Cavalciotto, risalente all’XI secolo, uno sbarramento che aveva la funzione di deviare il corso naturale del fiume Bisenzio, il fiume che attraversa Prato, e di bonificare l’ampia pianura paludosa limitrofa.

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